Il racconto della sua esperienza nella Penisola del Sinis

“Capo Mannu Terra aspra e vera , distese fino all’orizzonte selvagge che danno luogo a paesaggi mozzafiato. Qui vivono Akeswins e Giangi , Guida Ambientale Escursionista, sono entrambi miei amici e da tempo volevo andare a trovarli.
Sardegna, Penisola del Sinis, procedo lungo la SS131, paesaggi sconfinati di montagne e pianure all’orizzonte che mi fanno pensare a quanto selvaggia è questa terra, anima profonda, magica ed appassionante.
Il mio alloggio è a Capo Mannu, un piccolo paesino in riva al mare .
Giangi mi ospita in una casa molto bella e solare , davanti a me macchia mediterranea e a cinquanta metri il mare.
Il maestrale della mattina successiva che soffia forte mi fa subito intuire che di uscire in mare non se ne parla proprio.
E cosi appena svegliato mi metto a camminare e dopo pochi metri fuori casa mi ritrovo lungo una strada bianca. Vedo il mare e rimango incantato.
Non è il mare abituale , non è un mare qualsiasi, è blu scuro, quasi nero mentre le creste lo imbiancano ovunque. Forza 7 in un mare che ricorda le scogliere dell’Atlantico, si perché assomiglia molto all’oceano.
Le sue onde sono imponenti e lunghissime e, mentre cammino verso capo Mannu, mi rendo conto che il posto che sto visitando è di una bellezza incomparabile.
Le scogliere alte color ocra contrastano con il blu scuro del mare e l’azzurro terso del cielo mentre il vento mi soffia in faccia e mi rende difficile il cammino.
Il profumo d’erica e rosmarino che tappezzano le distese di terra, invadono l’aria, le scogliere sono ricoperte di queste piantine profumate.
Mi siedo e guardo dei surfisti che compiono evoluzioni in una baia riparata dove le onde arrivano di riflesso e sono meno violente, poi incontro un poliziotto con un pastore tedesco stupendo e scambio 2 parole perché attirato dal suo cane poliziotto, lui mi mi da 2 dritte sul luogo e mi invita a guardare una roccia. Il vento l’ha scolpita creando una statua naturale che sembra un angelo che prega rivolto verso il mare. L’emozione che provo nel farmi avvolgere da questa natura, è indescrivibile.
Le onde che frangono e rimbombano tra le scogliere mi fanno sentire piccolo, mi siedo e guardo davanti a me e tutti i pensieri se ne vanno. Questo posto mi ha rapito.

Il giorno successivo chiamo l’amico Akes, e finalmente c’ incontriamo a S. Giovanni che lui chiama st. John of Sinis, e davanti a due bicchierini di Filu Ferru, progettiamo l’uscita in mare.
E cosi una mattina partiamo per attraversare le circa 8 miglia che ci separano dall’isola di Mal di Ventre. Passiamo davanti a Capo S Marco sul quale sorge un faro molto caratteristico simile a quelli del nord della Francia. , Oasi di Seu, Maimoni e navigazione costiera per poi far rotta sull’isola.
Il nome dell’isola solletica la mia curiosità e chiedo all’amico Alessandro quali fossero le origini.
L’isola di Mal di Ventre deve questo nome ai navigatori pisani che la chiamarono Malaventre per le caratteristiche del mare intorno a questa zona che spesso provocava mal di mare ai naviganti.
In realtà il nome originale è Sardo : MALU ENTU.
I suggestivi fondali della zona sono pieni di relitti di imbarcazioni affondate nel corso dei secoli tra i quali un relitto di una nave romana affondata nell’80 a.C. e molto spesso vengono trovati reperti archeologici di grande interesse.
Quindi meta obbligata per gli esploratori subacquei anche perché i fondali tra l’isola e la costa non superano mai i 30 metri.
La spiaggia protetta dalle onde ad est dell’isola è incantevole, con sabbia rosa finissima che finisce in acqua talmente cristallina da ingannare la sua presenza.
I natanti alla fonda sembrano sospesi e i riflessi smeraldo provocano effetti di colore unici.
Le chiacchierate con Giangi mi fanno conoscere sempre di più la zona. Essendo una Guida Ambientale, conosce molto bene sia il mare che la terra di questa affascinante Penisola del Sinis.

Cosi un giorno di maestrale con poche possibilità di navigazione, decido di fare un escursione all’interno della penisola del Sinis imboccando una delle tante strade bianche che portano ad uno stagno presso Cabras.
Il paesaggio intorno è affascinante, le distese di erica e i cespugli sferzati dal vento fino all’orizzonte non possono che lasciare un ricordo impresso nella mente di questi luoghi ancora incontaminati da qualsiasi forma di inquinamento o costruzione .
Giunto allo stagno faccio un incontro molto particolare: un numeroso gruppo di fenicotteri rosa .
La fortuna mi assiste, scendo dalla macchina con passo furtivo e riesco a malapena ad avvicinarmi nascosto tra i cespugli per ammirare lo scenario che mi si prospetta davanti.
Ma vengo subito scoperto e, mentre iniziano tutti a prendere il volo con la caratteristica corsa sull’acqua prima del decollo, riesco ad immortalarli con più di una foto.
Questi uccelli provengono dalla vicina Africa e da qualche anno sembra prediligano questa zona .
Non avevo mai visto uno spettacolo cosi se non nei documentari televisivi.
Continuo nel mio percorso scorgendo pure parecchi falchi e una incredibile quantità di uccelli acquatici che mi stupiscono per varietà di specie . Fra le specie svernanti fanno la comparsa numerosi limicoli, anatre, folaghe e diversi ardeidi. Sale’e Porcus è Oasi permanente di protezione faunistica dal 1982 ai sensi della Convenzione europea di Ramsar.
Con il mio fido 4×4 proseguo e non mi rendo conto che gia da 2 ore sto percorrendo strade bianche anche molto dissestate, in spazi aperti senza tornare sullo stesso percorso , e mi rendo conto di quanto è vasta la zona e di quanto può offrire agli escursionisti.
Altra attrazione naturale sono i vasti stagni prosciugati dal sole dei quali resta una distesa piana di fango e sale , disegnati dalle crepe della siccità , restituendo effetti paesaggistici notevoli che mi danno la sensazione di essere in un deserto …. Ma non è sensazione, è realtà.”